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Il futuro non si prevede, lo si inventa

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Gli anni che stiamo vivendo non lasceranno dietro di sé grandi rimpianti. E’ infatti da molto prima dell’attuale pandemia che attraversiamo, con preoccupazione, una situazione di crisi non solo nazionale, ma sicuramente a livello planetario. Quello che stiamo vivendo è un momento del tutto particolare, sicuramente molto diverso da quello che ci ha preceduto e, facilmente, assai diverso da quello che verrà. Siamo in una fase di cambiamento e transizione e quindi di difficoltà e insicurezza. Sono caduti i valori e le certezze che ci hanno accompagnato per moltissimi anni e ora dobbiamo lavorare per definire i nuovi valori che caratterizzeranno il nostro futuro.

Le certezze, invece, non saranno altrettanto facilmente ricostruibili perché il cambiamento è talmente costante e talmente veloce che chi è abituato a pianificare le proprie azioni e il proprio tempo, si troverà in gravissimo imbarazzo.

La difficile contingenza mondiale che ha coinvolto politica, economia e società ha contribuito a delineare un panorama complesso e di non facile interpretazione.

Tutti noi affrontiamo nuovi problemi ed abbiamo  nuove esigenze che necessariamente dobbiamo risolvere o, ancora meglio,  cercare di anticipare. L’ansia che ne deriva genera molto spesso timori e incertezze che non lasciano intravedere le potenziali opportunità sempre presenti in momenti come questo.

Tuttavia, le statistiche a livello mondiale non sono foriere di timori e di incertezze. Anzi lasciano spazio a un certo ottimismo.

Infatti, negli ultimi cento anni, nel mondo:

  • La durata media della vita è raddoppiata.
  • Il Pil pro capite è triplicato (aggiustato all’inflazione).
  • La mortalità infantile è diminuita di dieci volte.
  • Il costo del cibo è diminuito di dieci volte, quello dell’elettricità
  • di venti volte, dei trasporti di cento volte e della comunicazione
  • di mille volte.
  • Steve Pinker (psicologo alla Harvard University) ha dimostrato
  • che, quello in cui viviamo, è il periodo con meno guerre e omicidi
  • della storia umana.
  • L’alfabetizzazione è passata dal 25% all’80%.

Questi non sono i dati dei Paesi che si sono sviluppati maggiormente, è una statistica che prende in esame tutto il mondo.

Non è la qualità della vita ad essersi abbassata, sono le nostre pretese ad essersi alzate.

Non è vero che tutto va male. Sono convinto che il pessimismo dilagante sia inutile, oltre che controproducente.

Rimango inguaribilmente ottimista, e voglio continuare a coltivare la fiducia.

Non mi aspetto interventi salvifici dall’esterno.

Non mi interessano le proiezioni e le previsioni. Il futuro non si prevede,lo si inventa.

Siamo noi, e soltanto noi, responsabili di come è, e di come sarà, la nostra vita, oggi e domani.

Quello che ci fanno credere i notiziari e i talk-show è una colossale menzogna.

Se si alimenta la paura nelle masse, è possibile poi far leva proprio su quell’emozione per imporre scelte, altrimenti non condivisibili o difficili da digerire.

Inoltre, sappiamo bene che fa molta più audience una cattiva notizia di una buona.

Non diamo ascolto, perciò, a tutto quello che ci viene propinato dai mezzi di comunicazione di massa, non lasciamoci  manipolare.

La negatività ha sempre fatto spettacolo, ma non serve a progredire, quindi non ci interessa.

Cambiamo i nostri occhiali, adottiamo un punto di vista diverso.

E soprattutto ricordiamoci di essere felici.

La felicità, come il futuro, è frutto del nostro impegno.

Un atteggiamento positivo e sereno apre il cuore alla fiducia e ci aiuta a realizzare le più grandi imprese, più facilmente di quanto non possiamo credere.

Dobbiamo essere grati alla vita perché ci ha riempito di doni: l’immenso potenziale che esiste in noi  non ha prezzo.

Se sorridiamo a qualcuno che non conosciamo, è molto probabile che ci risponda con un sorriso.

Se sorridiamo alla vita, che ben conosciamo, la vita sicuramente ci sorriderà.

 

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