Il futuro non si prevede, si inventa di Claudio Maffei


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Aggressività

Tendenza a prevalere o ad aggredire; violenza, irruenza.  

La ragione rende più dell’aggressione. Ne sono stato convinto fin da piccolo, e infatti sono stato uno dei pochi bambini che non si è mai picchiato con un altro. Non ho mai sopportato chi alzava le mani, e forse non ho neanche mai avuto bisogno di farlo. Oggi la cultura televisiva ci propina invece personaggi volgari e schiamazzanti che vengono perfino alle mani in diretta. Parlare male della televisione in questi anni è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, ma gli episodi di intolleranza verbale e addirittura di aggressione fisica sono veramente quanto di più orribile si possa mostrare alla gente.
Intendiamoci, non aggredire non vuol dire sottomettersi agli altri. Vuol dire usare la gentilezza e la cortesia anche per far comprendere le nostre ragioni. Purtroppo la nostra cultura ci porta facilmente a individuare dei nemici. Non ci schieriamo con, ci schieriamo contro. Questa è una cultura tribale e arcaica. Il capo tribù, nelle civiltà più antiche, individuava un nemico quando pensava di perdere potere sulla propria gente. È normale, infatti, che le persone si coalizzino contro un pericolo esterno. Questa cultura, oggi anacronistica, è rimasta nelle nostre teste, ma forse più che altro nel nostro sangue.
Non votiamo l’Ulivo, votiamo contro Berlusconi; non votiamo il Polo, siamo anticomunisti. Forse il male principale sta proprio in questa violenza aggressiva che ci impedisce di cedere il posto a una signora o a un anziano su un mezzo pubblico, perché ci sentiamo ridicoli. Certo, forse, per alcuni anni l’aggressività ha fatto audience nei talk show; tuttavia, se i politici nelle interviste non facessero proclami, ma usassero il tono e il metodo della conversazione, si facessero capire, forse sarebbe tutto più chiaro. Credo che negli anni a venire il mondo dovrà essere più mite poiché il miglioramento delle condizioni economico-sociali di massa porterà a un miglioramento dei rapporti umani. Dovremo però sforzarci di aiutare i nuovi deboli: gli immigrati, gli anziani, i bambini e tutti gli sconfitti che vivono nella nostra società. La tradizione teatrale inglese ricorda che durante una rappresentazione, un attore, ripetutamente fischiato e aggredito dal pubblico fu addirittura bersagliato con arance. Con grande flemma, afferrata un’arancia, l’attore la sbucciò e iniziò a mangiarla spicchio per spicchio. La scena risultò talmente comica da far sbollire l’ira e provocare un applauso.  

La civiltà domina il pericoloso desidero di aggressione dell’individuo infiacchendolo, disarmandolo, e facendolo sorvegliare da una istanza nel suo interno, come da una guarnigione nella città conquistata. Sigmund Freud

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