Il futuro non si prevede, si inventa di Claudio Maffei


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Muovevo i primi passi nel mondo del lavoro quanto un manager rampante mi disse: “Chi lavora più degli altri fa più carriera degli altri”. Sinceramente questa dichiarazione mi sconvolse. Il giudizio può e s s e re solo quantitativo? Vale più la quantità della qualità? Oggi, dopo circa  trent’anni, ho confermato sempre più un’avversione nei confronti di questo tipo di mentalità. Quanto agiamo in fretta non abbiamo tempo per immaginare, per pensare, per creare. E chi crea si diverte, lavora meglio, è felice. Purtroppo, invece, questi sono gli anni della “occupazione globale”. Alleviamo i nostri bambini tra la scuola, la piscina, l’inglese e la TV. Tenersi sempre occupati, secondo me, è un modo per non p e n s a re, per non sentire l’angoscia e la solitudine che abbiamo dentro. Le persone usano la TV, il cellulare, e ora anche internet per non sentirsi isolate. La nostra cultura è talmente dedita al movimento, alla fretta e all’occupazione globale da renderci incapaci di fissare l’orologio lasciando correre le lancette anche per un solo minuto. Prima ci riempiamo la vita di impegni, e poi? Ci sentiamo trop- po occupati e rinunciamo a vedere gli amici, ad andare a teatro, a passeggiare nei boschi. Il manager e l’imprenditore sono i massimi esponenti della categoria degli occupati; nelle aziende, infatti, non vieni giudicato per quello che sei, ma per quello che fai, per quanto guadagni e per la tua carriera. Io, fin da giovane, mi sono sempre rifiutato di identificarmi in ciò che faccio. Lo trovo estremamente limitativo. Poi, sinceramente, tutto ciò è fonte di stress. Alcuni sintomi? Vedere il lato negativo delle cose, sentirsi oppressi e avere ansie e timori, trovare irritanti gli altri, sentirsi tesi e cambiare umore. Pensare troppo al lavoro. Credo che dovremmo insegnare ai giovani altri valori. È bene che sappiano liberarsi dalla ricerca spasmodica del successo, dalle corse contro l’orologio, dal presenzialismo. Per essere felici e realizzati, i futuri manager e imprenditori dovranno organizzare cene dove sia proibito parlare di lavoro, coltivare amicizie disinteressate, fare passeggiate lungo la spiaggia, godersi una prima colazione in santa pace. Un’ora di pensiero libero porta più benefici di giornate di lavoro in ufficio. Avviciniamoci alla natura: boschi, cascate, onde del mare stimolano le capacità creative.  

Oserò esporre la più grande, la più importante, la più utile regola di tutta l’educazione. Non si tratta di guadagnare tempo ma di perderne.
Jean Jacques Rousseau

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