Il futuro non si prevede, si inventa di Claudio Maffei


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Inizio

L’atto con cui si comincia; la prima cosa da fare di qualcosa che abbia uno svolgimento.  

Anni fa fui chiamato a Rimini a un convegno di meeting planner per fare un intervento sulle tecniche dell’oratoria. Già da qualche tempo mi occupavo di formazione proprio in questo settore, e non ero particolarmente preoccupato per l’impegno che mi attendeva. Durante la giornata precedente avevo rivisto i miei appunti, avevo preparato un buon inizio, una conclusione divertente e tutto sommato partii tranquillo, mettendo in valigia il costume da bagno ( eravamo alla fine del mese di giugno). Arrivato a Rimini in serata, entrai direttamente nella sala ristorante dove si svolgeva la cena. Accanto al presidente dell’associazione promotrice c’erano due personaggi molto noti, Luciano De Crescenzo e Michele Mirabella. Dopo poco compresi di non essere stato invitato a tenere la mia conferenza da solo, ma in compagnia di quei due mostri sacri. La cosa mi preoccupò un po’; è evidente che due personaggi amati e visti alla televisione avrebbero avuto un impatto ben superiore al mio. Durante la notte pensai frettolosamente di cambiare l’inizio del mio intervento e prima di addormentarmi mi venne un’idea abbatanza buona. La mattina successiva chiesi al presidente di parlare per ultimo. Mi sentivo un vaso di coccio fra i vasi di ferro. Parlò per primo De Crescenzo, molto abile, molto simpatico, bravo nell’accattivarsi il pubblico, naturalmente molto applaudito. Poi venne Mirabella, che non conoscevo (non guardo molto la televisione). Fu veramente bravissimo, colto, intelligente, spiritoso, seppe toccare gli argomenti giusti senza annoiare.  Ed ecco il mio turno. Mi alzai balbettando, le mani sudate che t remavano un po’, inforcai gli occhiali, presi alcuni fogli che avevo sul tavolo, e iniziai dicendo che non avrei potuto parlare a braccio poiché mi avevano dato troppo poco tempo; affermai per due o tre volte che il presidente dell’associazione, di cui non ricordavo il nome, era stato inflessibile, dichiarai anche che avrei avuto delle diapositive da mostrare, ma questo sarebbe stato impossibile poiché, come avevo già detto, il mio tempo era molto limitato. Quindi, per non perdere altro tempo in chiacchiere, presi a leggere il primo foglio della relazione. Dopo circa un minuto, buttai via foglio ed occhiali: avevo fatto una sceneggiata solo per d i m o s t r a re al pubblico come “non si parlava in pubblico”; avevo commesso molti errori, mi ero dimenticato il nome del presidente, al quale peraltro dovevo l’invito, avevo perso cinque minuti per lamentarmi che me ne avevano dati dieci, mi ero lasciato prendere da una terribile emotività, avevo parlato di me invece che degli altri, avevo letto invece di parlare a braccio. Odio l’immodestia, ma questo mio intervento fu un vero trionfo.  

Dimidium facti, qui coepit, habet. (chi ben comincia, è a metà dell’opera) Orazio Flacco

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