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Un mese dopo
di Giovanni Gennari

New York City, 5/10/01.
Nemmeno Bukowski con la sua "colorata" terminologia e le sue "frizzanti" descrizioni riuscirebbe quantomeno ad avvicinarsi allo schifo che ho davanti agli occhi. Non sprechero' una sola lettera ne' in pareri ne' in opinioni, solo fatti allo stato brado e puro. Imboccando la West Broadway si percepisce immediatamente un brivido che corre piu' veloce del solito lungo la spina dorsale, alzando gli occhi verso quei pezzi di cielo tra i grattacieli, ci si accorge immediatamente che quel blu' non e' piu' tanto blu', anzi...polvere!!!
E' la prima volta nella mia vita che vedo un cielo impolverato. Camminando verso Down Town, blocco dopo blocco, la tensione cresce, sappiamo benissimo a cosa andiamo incontro. Continuando a scendere iniziano i primi blocchi di polizia, transenne e radar, ambulanze e pompieri ovunque, sirene e luci; ma dopo un piccolo slalom tra gli sbirri eccoci nella zona "rossa". Decine e decine di Mamme, Mogli ed intere Famiglie che piangono e gridano la loro disperazione a squarcia gola, folli che pregano in mezzo ai marciapiedi e tanta confusione, tantissima confusione, grida, strilli ed urla. Continuando a camminare incontriamo le prime vetrine dei negozi, con ancora in mostra gli oggetti di quel maledetto11 Settemre, ovviamente in "saldo" e non mancano i turisti spietati che li comprano come souvenir. Tra la miriade di poliziotti e la confusionale folla spiccano altri turisti particolarmente intelligenti, tutti affannati a scattare foto ricordo con panoramca su semafori sradicati, macchine bruciata, quei pochi miseri piani abbrustoliti che sono rimasti e soprattutto, alla mostruosa mastodontica montagna di macerie e rottame. Ora l'angoscia prende alla gola, ci si guarda in giro e si ha la sensazione di essere finiti in un barbarico campo di battaglia, si cerca di scappare velocemente ma la metro non funziona ancora in quelle fermate, quindi ci aspetta lo stesso percorso. Aumentiamo il passo cercando di accelerare i tempi, ma e' inutile...in questo posto un secondo dura una vita. Volete sapere la cosa peggiore? LA PUZZA!!! quella maledetta puzza di bruciato misto ferro e catrame, plastica e macchine e...purtroppo... .Intensa, cosi' densa quella puzza da fermarsi nello stomaco e marcirci. Camminiamo sempre piu' velocemente, non si bada piu' agli strilli, alle maschere anti gas, al caos, alle sirene e luci; ma niente da fare, non ssi riesce a scappare dai visi delle persone. I volti della gente qui a New York sono cambiati, sono piu' espressivi, e' come se tutti gridassero dentro di se' e questo si percepisce nell'aria.
Mentre ogni angolo della City e' tappezzato di cruenti foto, manifesti ed annunci dei morti e dispersi, il merchandising della tragedia prende piede piazzando bancarelle piene zeppe di foto delle torri, bandiere Americane, magliettine cappellini e spille. Quella puzza rimarra' nello stomaco di chi l'ha sentita per tutta la vita. New York City non brilla piu', la sua scintillante luce ora e' offuscata e fiacca, questa volta gli anni ed il passare del tempo non potranno aggiustare prporio un bel niente

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