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Aleggia un fantasma sulle relazioni pubbliche italiane?

1.
Per la prima volta dal 1982, quando mi capitò di scoprire e denunciare pubblicamente una associazione di medici-pubblicisti che vendeva alle aziende spazi redazionali nelle principali testate nazionali a tariffa pubblica, l'altro giorno un mio cliente di tutt'altro settore mi confessa, rifiutandosi però di farne i nomi, di essere stato negli ultimi dodici mesi tempestato da almeno tre società di servizi che offrivano, contro pagamento a tariffa fissa, spazi e tempi giornalistici predeterminati in quotidiani nazionali, settimanali e testate radio televisive.

2.
Un mio collega mi conferma che si è fatta ormai assai lasca, da parte di molte agenzie, l'interpretazione del principio (finalmente approvato dal codice deontologico solo qualche anno fa!) del success fee..che fin qui va beneche però verrebbe oggi applicato non soltanto ai risultati 'qualitativi' misurabili in termini di mutamenti di opinioni e di atteggiamenti degli stakeholder, non soltanto ai risultati quantitativi in termini di centimetri/colonna; ma anche in base ai valori di borsa raggiunti dai titoli gonfiati da testate e banche complici e compiacenti.

3.
Leggo poi sui giornali di una operatrice che deposita 30 milioni in contanti sul tavolo di un Assessore come anticipo.

4.
Sorrido di operatori che si inventano una 'kitchosissima' lettera pubblica di sostegno ad un ministro in uscita e la fanno firmare da qualche quacquaracquà che poi ritira la firma affermando di non avere dato il suo consenso.

5.
Mi dicono di operatori che si arrabbiano e minacciano querele perché qualcuno osa pubblicare i risultati di una ricerca in cui, per una volta, viene anche giudicato il loro lavoro.

 

Cosa succede nelle relazioni pubbliche in Italia?
Ha senso temere che, dopo l'arraffa-arraffa in si è fatto di tutto e di più, ci aspetta ora un periodo che richiederà una particolare attenzione ai comportamenti, nostri e dei nostri colleghi, per evitare di finire come nel periodo 93-94, in cui -un giorno si e uno no- nostri colleghi firmavano nei Tribunali di tutta Italia verbali raccapriccianti che raccontavano comportamenti almeno deontologicamente, quando non penalmente, riprovevoli?
Vogliamo tornare sotto i fari dei riflettori e scontare un ulteriore sputtanamento pubblico del nostro lavoro?
Qualcuno ha voglia/interesse a discutere e approfondire il tema, oppure preferiamo mettere la testa dentro la sabbia, incrociare le dita e sperare che nulla accada. Tra l'altro, che ne pensate dei dossier che raccogliamo da anni su giornalisti, politici e opinion leader in barba alla legge sulla privacy?

Toni Muzi Falconi

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