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L'email facilita la comuncazione?

Parliamo di lei. L'ossessione di ogni mattina. La pratica ansiogena di ogni ritorno alla scrivania. Scena ricorrente. Corro al PC, a rivedere la relazione per l'incontro con il cliente. Mi manca un dato che doveva mandarmi Paolo Carmassi per quadrare le cifre. Mi connetto, dopo il famigliare suono del modem la barra di scorrimento si muove convulsa. Anche oggi, 50 messaggi.

Dove sarà quello di Paolo? Ecco una offerta della Bottega Verde, un delirio sul Tantra, due barzellette su Berlusconi. Questa mattina non c'è solo lo spamming più demenziale "manda questo messaggio a dieci persone, se no ti riempirai di brufoli". Ci sono una mezza dozzina di news letter, devo ricordarmi di cancellarmi dal loro indirizzario. Quanto mai, anni fa, preso dall'entusiasmo, mi sono iscritto. C'è il mio socio con il quale ho appena bevuto il caffè che ha dimenticato di dirmi una cosa:" sai ­ scrive ­ per non disturbarti, ho visto che avevi gente, se no poi mi dimentico"C'è un cliente che mi allega un file di due mega sul quale chiede un mio parere (in mattinata) e c'è anche il grafico che mi invia l'impaginazione per il giornale. Ma non ero da lui ieri e lo abbiamo visto dal vivo? Ah già, così mi rimane in archivio.

Fermi tutti. Non l'hanno mica inventata per questo, la posta elettronica. In questo modo,una tra le più straordinarie invenzioni del secolo, diventa lo strumento per un nuovo disastro comunicativo. Lo spamming del resto ­ la pratica di inviare messaggi a tappeto a una lunga lista di indirizzi ­ rivela se stesso fin dal suo nome "Stupid People Advertising Message". E' una violazione della "netiquette", il galateo della rete. C'è gente che si manda messaggi da un tavolo all'altro della stessa stanza, giusto per evitare il dialogo, per risparmiare conflittualità. Così i problemi prima risolti con brevi riunioni vengono solo menzionati e scaricati su altri, senza curarsi che questi altri abbiano capito che cosa devono fare.

Conviene assumere, allora, alcune precauzioni di tipo psicologico, più che di tipo tecnico. La prima: controllare la propria "e-mail mania". Il dialogo e il contatto personale restano insostituibili. La e-mail sa rendere isteriche anche le persone più miti, che nelle discussioni on-line arrivano a mandarsi al diavolo, magari per una parola che, a voce, avrebbe avuto tutt'altro effetto. Il fenomeno è noto con il nome di flaming: la velocità e l'impetuosità tecnologica incoraggiano il linguaggio intemperante e certi comportamenti di rottura che faccia a faccia sarebbero autocensurati. Se poi nella mail box arriva una critica, invece di un complimento, cerchiamo di trarre vantaggi dall'interattività rispondendo garbatamente e rimediando all'errore. Se invece ci fanno davvero arrabbiare, prima sbolliamo e poi rispondiamo, magari con un po' di humor: a rispondere sull'onda della rabbia poi c'è sempre da pentirsi, anche se si ha ragione da vendere.

 

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