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Chattiamo di politica
di Riccardo Lombardo

I have a dream. Con questa classe dirigente non andremo in nessun posto, Moretti dixit con la foga di uno che dopo aver perso, nella finzione scenica, un figlio ha ora perso anche la speranza. Ma la domanda è un'altra: non con chi vogliamo andare ma dove vogliamo andare?
Stiamo messi una schifezza eppure siamo uno dei primi quattro cinque paesi al mondo, abbiamo case invase da ogni genere di accessorio hi tech e la più ampia diffusione di telefonia cellulare del pianeta, nonostante un welfare allucinante e un terzo di italiani ai limiti della povertà. E tutto questo non mi pare sia dovuto a qualche mese di governo di centrodestra. La situazione discende anzi da una cinquantina d'anni di magmatiche e trasformistiche alternanze nell'area del centro e della sinistra. Ora, invece di passare all'incasso di una situazione sicuramente migliorabile ma comunque accettabile e democratica, si è consentito, mi si consenta, di far scendere in campo il campione della scienza delle tette e dei culi, il monarca dell'interesse privato, il re dell'etere, l'imperatore del "ghe pensi mi". Claudio Maffei dice che a sinistra si è persa la capacità di ascoltare, ci si è ridotti ad abbaiare contro il Berlusca senza mordere, si continua a farsi del male interrogandosi sulle sempre più costanti sconfitte, ci si lacera in catartiche "svolte progressiste" e cambi di nome e via andando. Verissimo. Ma il problema è probabilmente più generale: la classe politica nel suo complesso si è ritirata nella torre d'avorio dell'arroganza e dell'onnipotenza "di casta".

Diciamoci la verità: se il centrosinistra piange lacrime amare, non è che il centrodestra se la possa ridere di gusto. Il centrodestra senza il signor Berlusconi, senza il suo potere medianico ed economico, senza il suo munifico e mecenatistico dispensare cariche e poltrone (carota) unitamente al rimarcare spesso e pubblicamente la totale subalternità della coalizione alla sua persona (bastone), tornerebbe domani ad essere assolutamente organico ad una condizione di crisi mistica analoga a quella ulivista. E allora la soluzione, le soluzioni, sono forse più semplici di quello che si pensa. Senza entrare nel merito di un becero qualunquismo vaniloquente, la modesta proposta è di ragionare intorno ad un progetto incentrato su tre cardini: utopia, fantasia e concretezza.

1. utopia: far piazza pulita di professionisti di quella politica che si disinteressa della vita quotidiana, dei problemi concreti della gente e della "cosa pubblica" e si crogiola in interminabili confronti, discussioni, risse verbali nei luoghi ex istituzionali (Parlamento) e neo istituzionali (salotti tv).

2. fantasia: all'insegna del promoveatur ut amoveatur", far leva sul gigantesco ego del Cavaliere e proporgli, in cambio di quell'immutità permanente per sé, la propria famiglia e le proprie sterminate ricchezze, che poi sono l'unico vero motivo della discesa in campo, una carica rappresentativa ma dalla quale possa fare meno danni che al Governo. E qui si aprono scenari di grande interesse: da imperatore unico del libero e indipendente stato di Arcore (con annessa possibilità di essere paradiso fiscale, di battere moneta e di jus primae noctis) a Presidente della Beneamata Repubblica, da Segretario dell'ONU a principe reggente della Galassia, da Presidente degli States a monarca assoluto dell'Afghanistan (non sarebbe male regalare a questi già tanto provati fratelli tutto l'esecutivo almeno per i primi favolosi 100 giorni).

3. concretezza: lasciare spazio a persone preparate, eticamente non compromesse e con qualche straccio di valore (che quando sono buoni non sono, è bene ricordarlo, né di destra né di sinistra) che pianifichino una seria ricostruzione dello stato democratico, smettendo di "interrogarsi" e "facendo" proposte e progetti concreti.

Sarebbe bello che una mattina ci potessimo alzare e leggere o vedere il buon Fassino che non dice più "NON dobbiamo fare questo e quello, NON dobbiamo dire questo e quello, NON dobbiamo far fare questo e quello" ma, semplicemente, fortemente, strategicamente, buonsensianamente "su questo argomento (lavoro, pensioni, salute, innovazione, riforme blablabla) questo è il progett questi sono gli obiettivi, questi sono i costi, le risorse le prendiamo di qui, questi sono i tempi ecc. ecc.. Basta una media intelligenza, una rinnovata vocazione a calarsi nella realtà, una serie di schede-progetto di un paio di cartelle, molto lavoro di analisi, un buon monitoraggio durante e la volontà di essere piuttosto che di apparire. But i have a dream

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