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Comunico e' un network di oltre 20 professionisti con differenti esperienze aziendali, accademiche e professionali che dialogano quotidianamente con aziende e organizzazioni prestigiose per migliorare la loro competitivita' sul mercato e rendere piu' piacevole il clima interno. Le aree di competenza dei professionisti associati a Comuniconline son la comunicazione, la formazione, la motivazione, lo sviluppo delle risorse umane e i sistemi multimediali.
Claudio Maffei Durante gli anni dell'universita' ha avuto esperienze in campo artistico, teatrale e televisivo, sia come autore sia come attore. E' quindi entrato, giovanissimo, con una sua struttura nel mondo della comunicazione. Per oltre quindici anni al vertice di associazioni professionali, e' oggi uno dei professionisti del settore piu' noti del nostro Paese. Consulente e formatore nei settori dell'industria, della politica e della pubblica amministrazione e' docente in alcuni master post-laurea. Giornalista e' direttore della rivista COMUNICO e di COMUNICONLINE.
Alessandro LucchiniMilanese, 1959. Dopo aver maturato una consistente esperienza giornalistica con le maggiori riviste italiane di comunicazione (tuttora tiene rubriche su DM&C e su COMUNICO) nel 1991 ha fondato un'agenzia di creativita' per l'impresa. Tiene corsi di scrittura professionale e di web writing per aziende, enti pubblici e societa' di formazione. Oltre a numerosissimi articoli e relazioni congressuali sulla creativita' nella comunicazione e' autore dei libri: SCRIVERE, UNA FATICA NERA e BUSINESS WRITING. SCRIVERE NELL'ERA DI INTERNET. Ha fondato COMUNICONLINE.
Da "Trentino Industriale" La comunicazione interpersonale Una serata con Claudio Maffei per capire, farsi capire ed ascoltare gli altri. di Manuel Furlani
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L’incontro con Claudio Maffei di giovedì 29 gennaio a Villa Madruzzo ha costituito per i Giovani Industriali di Trento l’occasione di affrontare un tema di grande attualità e di indubbio interesse: la comunicazione interpersonale. Maffei è infatti considerato nel mondo della formazione uno degli esperti più noti nel campo delle relazioni interpersonali. Consulente di manager e politici, svolge anche l’attività di docenza in alcuni Master post-laurea ed è direttore di Comunico, bimestrale di cultura della comunicazione. Più che di una piacevole conversazione - queste infatti erano le premesse - si è trattato di assistere ad una vera e propria performance, che ha unito doti di attore (Maffei ha maturato esperienze artistiche negli anni dell’Università) a solide conoscenze specifiche. Dopo un inizio ad effetto sul potere della parola, Maffei ha sottolineato l’importanza nella comunicazione del non-detto, dei messaggi cioè trasmessi attraverso atteggiamenti, gesti volontari e involontari e naturalmente anche attraverso il look perché ogni comportamento è comunicazione. Un fuoco di fila di battute e gags ha colpito non solo i più frequenti equivoci comunicativi - perché, al di là delle barriere linguistiche, arabi e americani oppure giapponesi e italiani non si capiscono? - ma anche la mancanza di originalità e, dunque, di efficacia di molti massaggi scritti, ripetuti in maniera sempre identica. Particolare importanza è stata data, inoltre, al saper ascoltare gli altri, una capacità che chi vuole comunicare in modo efficace deve costantemente affinare, infatti il risultato della comunicazione è la risposta dell’altro. Il modello di “comunicatore” al quale Maffei si ispira prevede, sorprendentemente, un recupero della retorica classica ciceroniana e, dunque, oltre alla conoscenza degli argomenti e alla loro disposizione nel discorso, anche la memorizzazione - bando ai discorsi letti in pubblico! - e lo stile nel rivolgerli, che deve essere il più possibile naturale, ma non per questo lasciato al caso. Le domande del pubblico, piacevolmente intrattenuto dalla verve di Maffei, hanno riguardato, tra l’altro, anche la comunicazione via Internet e le recenti acquisizioni americane della programmazione neuro-lingui-stica. Comunicare con gli altri è un atto di umiltà, bisogna ascoltare con amore e parlare con amore. La serata è poi proseguita in forma conviviale, per esercitarci fin da subito con le nuove nozioni apprese.
Chi è Claudio Maffei
Nato a Milano nel 1952, è oggi considerato, dal mondo della formazione, uno degli esperti più noti nel campo delle relazioni interpersonali. Svolge un’intensa attività di docenza, presso aziende e enti pubblici, sulle competenze di comunicazione: parlare e scrivere con efficacia, motivazione e cambiamento. E' stato ed è consulente di politici, manager pubblici e privati ai massimi livelli nazionali. Durante gli anni dell’Università ha maturato esperienze in campo artistico, teatrale e televisivo sia come autore sia come attore. E' quindi entrato, con una sua struttura, nel mondo della comunicazione. Per oltre vent’anni è stato al vertice delle associazioni professionali del settore. Presidente della Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) e dell’I.C.I. (Interassociazione della Comunicazione d’Impresa), membro del consiglio direttivo di IPR (Istituto per le Relazioni Pubbliche) e del consiglio europeo della CERP (Confédération des Rélations Publiques). L’attività di consulenza abbraccia i più svariati settori. Dall’industria alla politica, dal turismo alla pubblica amministrazione. Per molti anni coordinatore didattico presso l’Istituto Superiore di Comunicazione di Milano, è professore a contratto in alcuni Master Universitari post laurea. Direttore responsabile di Comunico, bimestrale di cultura della comunicazione, collabora con periodici nazionali e testate specializzate. E' autore e coautore di libri, dispense universitarie e altre pubblicazioni.
Claudio Maffei terrà un corso a Trento “La comunicazione interpersonale: comunicare, farsi capire, ascoltare gli altri” per i Giovani Industriali nei giorni 7-8 aprile. Per chi fosse interessato, ulteriori informazioni sono disponibili sul sit www.comuniconline.it
Informazioni sull’attività e le iniziative del Gruppo Giovani Industriali sono disponibili sul sit www.gitn.it. Da "Business Congress" Attore e Formattore Intervista a Claudio Maffei di Stefano Ferri
 
Dal teatro alle convention il passo è breve, anzi nullo. Perché anche i conferenzieri sono, a modo loro, attori. Il guaio è che spesso non sanno recitare. E qui subentra lui. Ex cabarettista, ex autore di testi comici, è ora il formatore del gotha oratoriale italiano. Lo ha fatto per la politica, lo fa per l'impresa, lo farà - presto - per i giovani. Cui insegnerà a comunicare. Ovvero, ad ascoltare.
"La mia vita è segnata da un peccato originale", attacca. Quale?, gli chiedo. "Quello di essere nato nel 1952". E allora? "Allora è presto detto. Nel 1968 avevo 16 anni. E avere avuto sedici anni nel Sessantotto significa averne combinate di tutti i colori".
Sorride sornione dietro la barbetta brizzolata questo ex ragazzo che tradì le nobili origini andando via di casa con la chitarra in cerca d'arte e d'amor. Sorride sornione, perché la vita gliel'ha davvero fatta grossa. Ha contestato il sistema, ma poi ne è divenuto un pilastro, a contatto com'è con politici, amministratori delegati, direttori generali; ha contestato i capi, ed è finito a comandare qualcosa come 12.000 persone in una volta sola (è stato presidente dell'Interassociazione per la Comunicazione d'Impresa, la madre di tutti i pubblicitari, i PR e i meeting planner italiani); e per concludere, ha contestato la scuola - come tutti i suoi coetanei - e di mestiere si ritrova a fare il formatore. "Il" formatore, pregasi notare, mica uno qualunque: il più grande trend setter dell'oratoria nazionale da palcoscenico.
"In realtà con la parola scritta e verbale ho avuto a che fare da subito", racconta, "perché nel 1972 iniziai a fare il cabarettista. Ho scritto testi per la TV con Cino Tortorella e Giancarlo Magalli, e sono stato un pioniere delle emittenti private apparendo in video negli anni Settanta con Enzo Tortora, Ettore Andenna, Renzo Villa e Lucio Flauto, il mitico quartetto di Antenna 3 (una rete privata milanese, ndr). Ho calcato i palchi del Derby, del Capolinea, della Ca' Bianca incrociando gente come Jerry Calà e Diego Abatantuono. Poi feci il figliol prodigo, tornai a casa e qui ebbi l'incontro della vita. Una sera a cena, con Giovanni Spadolini. Mi disse tu potresti fare un lavor insegnare ai politici a parlare in pubblico. Ricordo di avergli risposto ma è un lavoro, questo? E lui sorrise sì, e ci penso io a trovarti i clienti. Ecco, da quel momento il "parlare in pubblico" è stato il mio mestiere. Per diversi anni ebbi sotto tutela ministri, deputati, sindaci di grandi città. Poi ho travasato il know how nell'impresa privata. Il che significa industriali, presidenti, direttori marketing. Ho pure scritto tre libri, sono il direttore responsabile di tante riviste e professore a contratto nell'università di Bologna (dove insegno relazioni interpersonali a Scienze della Comunicazione) e al Master di Rimini in comunicazione turistica".
Insomma, ce n'è abbastanza per definirti comunicatore
"Direi. Anche se oggi, come formatore a tempo pieno, comunico meno che in passato. Per un certo periodo ho avuto un'agenzia di relazioni pubbliche con cui ho costruito l'identità di molte imprese. Lavoravo in modo abbastanza prepotente, se mi passi il termine. Andavo dal direttore generale e gli chiedevo carta bianca per occuparmi di tutto, ma proprio di tutto, dal colore delle cravatte al tono del centralinista. La realtà - di cui ancora pochi si rendono conto - è che la comunicazione è la "cabina di regia" di un'azienda. È lo strumento che le permette di distinguersi da tutte le altre. Che cosa si pretende, dunque, da un comunicatore? Che si limiti a prendere ordini?".
E con la stessa "prepotenza" tu formi i parlatori?
"Mah lì il problema è un po' diverso perché manca proprio la cultura di base. Per dirne una: nessuno sa che i convegni, le convention e le tavole rotonde hanno regole molto simili a quelle dello spettacolo. Tant'è che il rapporto palco-audience è lo stesso che a teatro. Un presidente di multinazionale che sale su un palco è come un attore che recita: questa è una regola, una regola ferrea, che dovrebbe essere pacifica per tutti. Ma non lo è. E si vedono le conseguenze: i testi sono penosi - e lì purtroppo ci possiamo fare poco - e gli "attori" son dei cani. Rendiamoci conto che nemmeno Gigi Proietti riesce a dare emozioni quando legge un foglio scritto, perché gli manca il contatto d'occhi con la platea. Leggere è di per sé notarile. Tuttavia i congressisti che hanno il coraggio di "parlare" sono pochissimi. E non è solo questione di coraggio. Anche di rispetto. Mettiamoci nei panni di chi per arrivare alla convention ha affrontato un viaggio; arriva, si siede, e chi ti trova? Uno che legge. Ma insomma!, potrebbe pensare: anziché scomodarmi non poteva inviarmi un fax?".
Strana questa lacuna in piena era della comunicazione
"Strana o indotta dai mass media? Mi spiego. La nostra generazione ha modelli che nessun'altra ha mai avuto per bravura e professionalità. Siamo i primi a permetterci il lusso di sederci davanti alla TV e guardare fuoriclasse come Pippo Baudo o Panariello. Gente straordinaria, che finisce per sedimentarsi nei nostri ricordi ed ergersi a pietra di paragone. Ora, con confronti del genere il commendator Tibiletti, presidente della Tibiletti SpA, che volonterosamente prepara un filmato aziendale e lo mostra orgoglioso ai dipendenti perché l'ha girato suo figlio che con il video8 è tanto bravo, che figura fa?".
Quale antidoto proponi?
"I miei corsi da Formattore. Li chiamo così. Sono lezioni di improvvisazione teatrale per manager. E parlo di improvvisazione perché a fare la qualità di una convention è la reazione all'imprevisto. Se ti salta la luce proprio mentre stai cominciando una presentazione non puoi stare zitto in attesa del tecnic fai una figura da mentecatto. Viceversa devi tirar fuori qualcosa di brillante, di fantasioso, che ti dia l'apprezzamento dell'audience. Io per primo sperimento l'efficacia di questo assioma. Non sai quante volte mi è capitato di entrare in aula, naturalmente con ben chiaro il programma di quanto avrei dovuto insegnare, ed essermi trovato di fronte a una platea composta per metà da persone che avevano già seguito un mio corso. Che fine avrei fatto se non avessi saputo, di volta in volta, reinventarmi una scaletta sui due piedi?".
Esistono regole fisse per gli oratori?
"Come no. La principale consiste nel lavorare molto sull'inizio e sulla fine dei discorsi. Per catturare l'attenzione e lasciare un bel ricordo. Non si scappa: occorre avere pronti dieci esordi e dieci conclusioni, e saper riconoscere, sul momento, quali tirare fuori. Gli attori della commedia dell'arte conoscevano a memoria un centinaio di testi e sceglievano quale recitare a seconda degli spettatori. Questa della scelta era la parte più difficile del loro mestiere, perché venivano pagati solo se avevano fatto ridere molto o piangere molto. Per cui, all'apertura del sipario lanciavano un occhio al capocomico, che si era fatto un giro per il pubblico "tastandone" in incognito gli umori, e a un suo cenno dovevano cambiare tutto. Tutto. All'istante. Direi che per i parlatori di oggi, che possono limitarsi all'incipit e al finale, è tutta un'altra vita".
Per tornare alla comunicazione, qual è il rapporto tra la pubblicità e il below?
"Di integrazione, assolutamente. Concorrono in egual misura a creare l'identità dei prodotti. E Dio solo sa se non ce n'è bisogno. Guarda il turism io faccio parte della squadra di PR che ha rimesso in sesto l'immagine turistica del Piemonte, e naturalmente abbiamo svolto molta comunicazione tradizionale, ma anche attività ad hoc. Il risultato? Torino è la prima città di pianura della storia ad avere avuto l'assegnazione di un'olimpiade invernale! Le gare di sci si terranno altrove, d'accordo, ma gli altri sport si disputeranno lì. E questo perché? Perché siamo stati bravi a "mostrare" (e valorizzare) la regione nel complesso dei suoi plus, dal cibo all'arte, dalla natura all'industria. Nulla del genere sarebbe stato possibile se non avessimo integrato la pubblicità agli eventi. E ai pubblicitari ripet occhio a non sottovalutarli, questi eventi. Avete appena iniziato a farci i conti".
Che cosa farai nel prossimo futuro?
"Continuerò a insegnare, ormai faccio solo quello, più per missione che per denaro. Voglio diffondere la cultura della comunicazione quale - come dicevo prima - "cabina di regia" della strategia d'impresa, e integrare la facoltà di Scienze della Comunicazione, che di fatto lanciai io presentandone a Siena il primo piano di studi nel 1987, ma i cui docenti di oggi mi paiono poco sensibili alle tecniche del domani. Ebbene tenterò di insegnarle io queste tecniche, aprendo una "bottega" mia, e svincolandomi, nei metodi, da testi che con la comunicazione vera hanno poco da spartire".
Ma per te, comunicatore per vocazione, che cosa significa comunicare?
"Significa ascoltare, amico mio. Ascoltare, e far capire a chi ti parla che ciò che dice ti interessa davvero". Da "Il Giornale" I piu' pagati per chiacchierare Pubbliche relazioni ormai indispensabili. E gli stipendi crescono.
Parlano tanto. Soprattutto dell'azienda per cui lavoran azienda, secondo loro, sempre a un passo dal diventare leader del settore. Nei discorsi ricorre spesso la parola Mission, magari ben accomodata in una rosea vision. Sono i comunicatori del 2000, ben intrisi di inglese, entusiasti e convincenti. Sono donne, sono uomini, con viso sorridente e grandi scorte di pazienza. La professione si e' evoluta, e oggi e' in grande espansione. D'altra parte, nell'era della comunicazione, in un mondo affollato di informazioni, e' difficile far brillare la propria "informazione" fra le altre.
Ufficio stampa e relazioni esterne Gli esperti in comunicazione lavorano nei settori piu' disparati, separati a volte da alte mura di confine. Possono lavorare in un ufficio stampa, o curare le relazioni esterne di un'azienda, di un ente, una banca o un assessore. Il lunedi' stendono un comunicato da distribuire alla stampa sull'ultimo prodotto di software venduto dall'azienda x, il martedi' devono rendere pubblica l'iniziativa di restauro di una statua decisa dall'assessorato alla cultura del Comune y, il mercoledi' invece devono compilare un piano strategico di comunicazione pubblicitaria per la catena di ristoranti z. E' molto utile, in ogni caso, una predisposizione per le relazioni umane. Il candidato ideale "deve riuscire a capire cio' che gli altri vogliono e sperano - spiega Claudio Maffei, ex presidente della Ferpi (Federazione relazioni pubbliche italiana) - insomma, e' colui che fa contenti gli altri. Se poi cosi' facendo facciamo contenti anche noi stessi, allora potra' diventare il nostro lavoro".
Meglio una laurea in tasca Per diventare professionisti, il consiglio piu' frequente e' quello di iniziare con una laurea specifica, in relazioni pubbliche o scienze della comunicazione. "Questo perche' viviamo in un momento di passaggio, dal tempo della comunicazione di massa al tempo della comunicazione uno a uno precisa Alberto Mancinelli, amministratore delegato dell'Istituto nazionale per la comunicazione, e occorre una figura preparata scientificamente, che abbia studiato scienze sociali applicate". Una laurea umanistica, comunque, va bene, se seguita da un master specifico. E' frequente infatti, l'esperienza di Federica, impiegata in un'agenzia di comunicazione: "Mi sono laureata in filosofia - racconta - e non sapevo dell'esistenza di questo lavoro. Ci sono arrivata per caso, ma la facolta' che ho scelto si e' rivelata ottima. Uno studio di tipo umanistico, per quanto generalista, fornisce l'apertura mentale necessaria, come anche la capacita' di scrivere bene un comunicato". Le universita' e i corsi postlaurea non mancano. A Milano, oltre allo Iulm che rilascia una laurea in relazioni pubbliche, c'e' una laurea in scienze della comunicazione in universita' Cattolica, dove il corso e' partito solo da un anno e prevede tre indirizzi: comunicazione di massa, istituzionale e di impresa, giornalismo.
I master di settore Sia a Roma sia a Milano ha sede l'Istituto superiore di comunicazione, per corsi postlaurea, e ancora a Milano si trova l'Accademia di comunicazione. Il master di solito prevede uno stage di fine corso, che sempre piu' spesso e' un trampolino verso il mondo del lavoro. Lavoro senza orari, impegnativo, a periodi massacrante, avvertono alcuni comunicatori.
La retribuzione La retribuzione e' proporzionata: un addetto stampa puo' guadagnare sui 3 milioni al mese, un capufficio stampa dai 6 ai 10, un dirigente dagli 8 ai 10. A parte l'aspetto pecuniario, se fatto con passione restituisce grandi soddisfazioni: "E' anche un lavoro che contribuisce allo sviluppo e alla qualita' delle relazioni umane - sottolinea Maffei - con alto valore etico e professionale. Di questi tempi, la voglia di capire, farsi capire, dare qualcosa agli altri e ascoltare devono interessare la nostra professione". Da "La Stampa" Maffei: "Per avere successo nella comunicazione e' meglio cominciare a fare gavetta in bottega"
Una spinta le e' stata data dal velocissimo mondo di Internet e del multimediale in genere. Anche la Pubblica Amministrazione ha contribuito con le norme sulla "trasparenza" verso il cittadino. E cosi' la comunicazione e' oggi uno dei settori di punta quanto a investimenti delle aziende e a possibilita' di lavoro, soprattutto per i giovani. Ma come ci si prepara per entrare nel mondo della comunicazione, quale formazione serve? Ne parliamo con Claudio Maffei, consulente di comunicazione e docente di alcuni tra i piu' prestigiosi corsi e master del settore a Torino, Milano, Bologna e Rimini. "Sono ancora uno di quelli convinti che la formazione migliore si faccia in bottega. Sembra una provocazione ma, in realta', un ponte vero e proprio verso il mondo del lavoro non c'e', e comunque non dalle aule dell'Universita' dove si raccoglie un bagaglio di cultura che e' importane ma non immediatamente utilizzabile nella professione della comunicazione. In questo ambito si deve partire dalla gavetta e mettere le mani in pasta; nessuna nozione puo' sostituire l'esperienza, anche se la conoscenza del settore e del suo "linguaggio" e' molto utile". Quali sono le "abilita'" che si devono sviluppare? "E' necessario trasferire competenze individuali che stimolino la capacita' di fare, di risolvere i problemi, di avere relazioni; sono essenziali capacita' gestionali e innovative. Il sistema del coaching - imitare e sperimentare - e' quello che da i migliori risultati, perche' diminuisce i tempi di apprendimento, per questo va garantita la possibilita' di fare degli stage qualificati. Ma quando si entra in agenzia si deve essere disposti a partire da zero. E' errato indurre aspettative di mansioni ad alti livelli fin da subito". Il ruolo della formazione, allora, e' un po' defilato? "Tutt'altro! Anzi ritengo che sia necessario entrare in un percorso di formazione permanente. Cio' non vale solo per i giovani all'ingresso del mondo del lavoro ma, a maggior ragione, per coloro che gia' vi operano".
Curriculum vitae: il primo test sta nel sopravvivere al cestino
La base da cui tutti devono partire, per cercare un lavoro o uno stage, e' la redazione del curriculum vitae e della lettera o - e-mail - di accompagnamento. Entrambi devono superare la prima selezione e sopravvivere alla "prova cestino". Ciascuno puo' scegliere lo stile che preferisce, ma senza dimenticare che un curriculum deve essere soprattutto efficace, prima che esteticamente gradevole o ricercato. Alcuni consigli pratici ci vengono dal libro di Alessandro Lucchini, Scrivere. Una fatica nera, che in un capitolo dedicato al curriculum vitae spiega come affrontare il momento della redazione. Quando si scrive il curriculum, bisogna prima di tutto mettersi nei panni del selezionatore che lo leggera'. Deve essere ampio ma non prolisso, semplice ma non banale, ma soprattutto ben organizzato nei contenuti. Ecco, nell'ordine, i dati da inserire. Innanzitutto i dati anagrafici: luogo e data di stesura del curriculum, nome e cognome, luogo e data di nascita (se non italiana, precisare la nazionalita'), stato civile, residenza, numero di telefono, se munito di automobile (evitare "automunito"), servizio militare, assolto presso... con il grado di... Seguono le altre informazioni importanti: titolo di studio conseguito, in quale anno, presso quale istituto di quale citta', con quale votazione; eventuali esperienze professionali, a partire dalla piu' recente e andando all'indietro; lingue straniere, parlate e scritte, e livello di conoscenza; corsi di perfezionamento; conoscenze informatiche (sistemi operativi, hardware, applicazioni); hobby, interessi, viaggi (se significativi), sport praticati (se significativi per tipo o per livello raggiunto). Infine le caratteristiche personali, le motivazioni e le aree di maggiore interesse. L'e-mail o la lettera di accompagnamento e' importantissima: e' la prima cosa che viene letta, quella che determina la prima impressione. Deve essere quindi calda, colloquiale, a differenza del curriculum vero e proprio, che si redige in stile scheda, con titolini e paragrafetti asettici e descrittivi. Da "Meeting e Congressi" Cover Story - Il Public Speaking
di Pier Giorgio Cozzi 
Parlare in pubblico e' una delle attivita' fondamentali del management del professionista di comunicazione. Il piu' delle volte chi parla in pubblico e' poco efficace, lento, non incisivo, molle. Il novantacinque per cento degli oratori o pseudo tali italiani e' negato al ruolo. La nostra cover cerca di far luce e di dare consigli su un aspetto della comunicazione che ha fatto crollare anche i nomi piu' frequentati dai media. Cosa bisogna fare per essere dei buoni public speaker? Le regole d'oro sono non leggere, non annoiare, essere ironici e autoironici, oltre a saper sedurre l'uditorio. emmepi
"Signore e signori... saro' breve". Se l'oratore che avete davanti inizia il suo discorso cosi', leggendo il classico foglio, non esitate: alzatevi e lasciate la sala. Siete autorizzati a farlo per il rispetto che si deve all'economia e alla sua forma primaria, il risparmio. Nel vostro cas del tempo e della pazienza (vostri). Le occhiate che si appunteranno sulla vostra schiena saranno di pura invidia. La capacita' di parlare in pubblico, sostengono gli specialisti di formazione, puo' essere appresa e perfezionata. Puo' farlo chiunque. Dovrebbe farlo chiunque desideri o abbia necessita' di comunicare ad altri con altri. Si parla a un pubblico per trasmettere qualcosa, per far capire, per influenzare, per ottenere una reazione. C'e' un palcoscenico, la convention, il congresso, il meeting, la riunione, in cui questa tecnica dovrebbe essere obbligatoriamente di casa. Insieme con l'altra parte del binomio comunicazionale: la presentazione efficace. Tecnica che a sua volta si apprende e si affina, e che consente di guadagnare abilita' anche attraverso la gestione degli aspetti fondamentali del parlare in pubblico. In pratica, le due cose vanno insieme. O, se volete, non possono andare disgiunte. Domanda: vi e' mai capitato di paretecipare a un evento di cui una certa fase "pubblica" vi lascia un senso malcelato di perplessita'? A chi scrive, recentemente. Nel corso di una serata celebrativa che riuniva un migliaio di operatori di aziende e di agenzie; per premiare i loro progetti e le strategie di comunicazione migliori, il personaggio piu' importante apriva la serata in questo mod a) nel buio piu' assoluto della sala, l'oratore scarsamente illuminato b) leggendo con tono monocorde c) spesso interrompendosi alla ricerca del segno d) per 22 minuti e) un testo scritto da altri f) tentando di mescolare un pastone che mescolava indifferentemente ringraziamenti, congratulazioni, previsioni di sviluppo, dati del bilancio e reprimende al governo (troppo tasse). Credete, succede piu' spesso di quanto siate portati a immaginare.
Poeti si nasce, oratori si diventa Parola di Marco Tullio Cicerone. Da quando l'uomo ha l'uso della parola e la specie riunisce attorno ad un argomento piu' di tre suoi esemplari, il "parlare in pubblico" e' diventato consueto per noi umani. La retorica, l'arte del parlare e dello scrivere in modo appropriato e' diventata nel tempo una disciplina. Chi sa servirsene ottiene successo, prefessionale e non soltanto. La consapevolezza della necessita' di saper parlare in pubblico, e di saper effettuare presentazioni efficaci, ha generato domanda e offerta di formazione dedicata, che sono cresciute progressivamente nell'ultimo decennio. Oggi sono numerosi i consulenti individuali, le organizzazioni e le scuole che nei loro programmi includono programmi di formazione mirati al parlare in pubblico. I consulenti spesso provengono, e non e' un caso, dal mondo dello spettacolo. Ad essi, e non e' un caso neppure questa volta, si affiancano spesso nell'attivita' di docenza, professionisti specializzati nel settore della psicologia e delle sue tecniche piu' efficaci sul versante del mondo del lavoro (analisi transazionale, programmazione neurolinguistica eccetera). Chi sono i clienti di questi corsi di formazione? Prevalentemente i manager. Ma anche gli imprenditori, i liberi professionisti, i quadri aziendali. Ad esempio, Cesma, la scuola che organizza master brevi e corsi di management per la gestione della piccola e media impresa, inserisce il programma "parlare in pubblico" e "comunicare in pubblico" e "comunicare in pubblic la presentazione efficace".
Un mercato in crescita Claudio Maffei, docente in diverse attivita' formative sulla cultura d'impresa, insegna public speaking nell'ambito di un seminario di "comunicazione alberghiera". Proprio da Maffei viene la definizione piu' appropriata degli obiettivi di questi corsi e del profilo di chi ha la necessita' di saper parlare in pubblic migliorare i rapporti con i clienti e collaboratori da parte di chi ha un ruolo chiave nei rapporti interpersonali, ossia imprenditori, manager, operatori delle aree commerciali e del markenting, delle relazioni esterne, di manifestazioni ed eventi, eccetera. In una parola, tutti coloro che esprimono nel proprio lavoro valenze di comunicazione. Due anni fa UCTS formazione, l'organismo dell'unione del commercio e dei servizi di Milano, organizzo' per gli imprenditori associati attivita' formative che comprendevano anche il tema "parlare in pubblico". Gli argomenti trattati costituiscono, con buona approssimazione, il denominatore comune dei corsi e dei seminari di formazione. Li elenchiamo perche' utili a delineare la strutturazione della materia: comunicare un'idea; come ci percepisce chi ci ascolta; i segnali della comunicazione non verbale; l'analisi dell'uditorio; la preparazione del messaggio chiave; la strutturazione del messaggio chiave; la strutturaziuone della presentazione;la scaletta; tecniche e accorgimenti per catturare l'attenzione; gli strumenti; gesti, volume della voce, contatto visivo; come gestire le domande. I corsi si rivolgono, solitamente, a un tetto massimo di 12/15 persone, ma possono anche essere individuali. Il loro costo e' condizionato da numerosi parametri,ma soprattutto, dalla fama del docente: il grande intrattenitore televisivo costa assai di piu' di un consulente libero professionista. Diciamo pero' che, nella media, i corsi o seminari organizzati da societa' specializzate sono compresi tra il milione e mezzo e i tre milioni di lire al giorno. A proposito di presentazione efficace, Riccardo Liberati, consulente della Galgano & Associati, sostiene che "il nostro prodotto e il nostro servizio, le nostre idee hanno bisogno di essere presentate in maniera convincente, per rendere incisiva l'immagine del loro lavoro, per trasferire agli altri la nostra visione, la nostra motivazione, la nostra competenza e il nostro entusiasmo". Non solo dire, dunque, ma dirlo bene. Per acquisire quelle valenze che, a ben vedere, sono alla base anche delle conseguenze indotte dalle convention e dai meeting aziendali. Data l'importanza di essere preparati, efficienti ed efficaci nei confronti del pubblico di "convenuti", pensiamo che i primi clienti di corsi di specializzazione nel public speaking e nelle tecniche di presentazione efficace siano proprio gli addetti ai lavori: meeting planners, pco eccetera. Verifichiamo questa ipotesi con Claudio Maffei: "Se mi si chiede qual'e' la percentuale di operatori del congressuale che partecipa ai corsi direi che non raggiunge l'uno percento". Ne chiediamo il motivo. "Forse perche' la maggioranza crede, data la professione che svolge, di essere nata imparata - risponde argutamente l'interpellato - Invece proprio a quegli operatori si richiedono quelle capacita', non foss'altro per una funzione dimostrativa, verso i committenti ai quali prestano servizi consulenziali".
La nuova frontiera Occorre dire che non sempre i committenti accettano una figura di Pco che rischia di diventare un po'ingombrante; preferiscono una presenza discreta ed efficace. A parte brevi interventi di "presentazione" dell'ospite o del relatore di turno, il Pco solitamente parla in pubblico in due momenti distinti. Il prim di fronte a un comitato organizzatore. "In questo caso il Pco deve avere - sottolinea Francesca Boccafusca - per natura o per tecnica acquisita, frutto di anni di esperienza come imprenditore, capacita' di espressione e soprattutto di presentazione". L'altro momento, sempre secondo Boccafusca, "nel momento in cui siamo chiamati a presentare una relazione, in occasione di eventi del settore, quindi in cui parlano agli "addetti ai lavori". In questo caso le tecniche di presentazione sono le piu' disparate, forse falsate in parte dalla preoccupazione. I big del congressuale, pero', gli stranieri soprattutto, sono spesso piacevoli relatori. S'e' detto che a locuzioni pubbliche e a presentazioni efficaci si addestra. Sembrerebbe tuttavia confermata l'impressione di Maffei: sono pochi i Pco addestrati allo scopo, anche se non mancano. Risalgono agli anni '80, infatti, alcuni seminari tenuti da Rodolfo Musco - responsabile formazione di Aimp - e gli insegnamenti di Mario Silvano, dello stesso periodo, hanno certamente lasciato traccia. Del resto, i committenti spesso avanzano al Pco richieste specifiche, quale quella di reperire relatori o testimonial adatti a enfatizzare il messaggio di una convention. "In questo caso averemmo bisogno di societa' specializzate - e ce ne sono diverse all'estero, soprattutto negli states - che riescono a trovarti sempre l'uomo giusto al punto giusto. C'e' un gruppo molto forte, negli Usa, che ha addirittura una newsletter con le ultime novita' da portare in convention" ci dice Francesca Boccafusa, che conclude: "Il Public Speaking andrebbe messo a fuoco perche' rappresenta il punto cruciale di ogni evento e troppo spesso viene sottovalutato. I Pco potrebbero certamente trarre vantaggio da una maggior conoscenza dell'argomento". In questo modo potrebbero assistere meglio i propri committenti, presentare meglio i propri progetti e vendere meglio il proprio prodotto, trasformarsi nei registi veri dell'evento. Per concludere questa rassegna e prima che, saggiamente, decidiate di iscrivervi a un corso di formazione di public speaking o di presentazione efficace, ci permettiamo di ricordarvi alcune semplici regole da adottare la prossima volta che vi sara' richiesto di parlare in pubblico. Per incantare il vostro pubblico dovrete: -sorridere e mettere passione nell'esporre -parlare, non leggere; ci si prepara prima e si "parla a braccio" -usare parole semplici e frasi brevi -fare spesso esempi e raccontare aneddoti, usare metafore -guardare, a turno, tutto il pubblico presente -non abusare degli audiovisivi; soprattutt non leggerli -variare il tono della voce e ... essere brevi "Signore e signori...": rispettate rigorosamente il tempo che vi e' stato concesso.
Perche' si parla in pubblico? di Bartolomeo Corsini
"Professore ma perche' ho cosi' tanta paura di parlare in pubblico?" Molto spesso i miei studenti mi domandano il perche' di quell'ansia, il perche' di quel sentimento che ti blocca e ti fa sudare freddo ma che, allo stesso tempo, seduce. Parlare in pubblico significa farsi riconoscere, farsi apprezzare e magari diventare famosi. La persona che sale sul palcoscenico mette in gioco se stessa e il suo futuro. Tutto e' legato a quel momento dove l'attenzione e' concentrata su di voi, dove, chi guarda e chi ascolta, deve sentirsi attratto dal vostro comportamento e dalle vostre parole. Riuscire ad arrivare preparati sul pulpito e salire, senza che le gambe vi abbandonino, e' il risultato di un lavoro su voi stessi complesso e profondo. Saper parlare in pubblico e' frutto di uno sforzo della conoscenza. In quell'attimo si deve trasmettere emozione e contenuto. Chi parla, parla al cuore della gente. Il pubblico si deve sentire trascinato dalla vostra mente, voi diventate un maestro d'orchestra, che dirige, appassiona e affascina. Siete trasportati in un sapere che solo chi comunica conosce e puo' farvi apprezzare, e' come se qualcuno vi stesse indicando la strada da percorrere, e' come se pensiate di non farcela piu' e improvvisamente si apre un'altra porta, un'altra via. Chi parla in pubblico e' un confessore, e' colui che riesce a dare delle risposte, e' colui che illumina. L'energia di affrontare la ribalta nasce dal sapere e si consolida dal rapporto con il pubblico. E' il pubblico, la gente, che con la sua attenzione, con il suo interesse e il suo affetto passa sicurezza e forza. L'oratore si cala nel suo tempo e vive il suo tempo. Ne e' l'interprete, ne e' il portavoce e riesce a raccogliere su di se' il consenso. Chi veste il ruolo di parlare in pubblico prende su di se' una grande responsabilita'. La responsabilita' di tutti quegli uomini che credono in lui ascoltandolo e apprezzandolo gli affidano parte del loro futuro. Diventare un buon oratore significa capire il mondo in cui si vive ed essere dei profondi studiosi dei comportamenti dell'uomo. Il ruolo sociale, che la capacita' di comunicare in pubblico affida solo ad alcuni individui, e' un'investitura indispensabile alla nascita di un gruppo. E' l'opinion leader, infatti, che illustra, e fa apprezzare le idee del suo gruppo ad altri uomini consentendo, di fatto, il progredire di quelle convinzioni e di quel sapere.
Hanno reso possibile questa inchiesta:
Riccardo Liberati, regista teatrale, formatore in ambito aziendale, esperto in comunicazione. Dal '96 consulente della Galgano & Associati. I suoi interventi affrontano le tematiche della comunicazione in pubblico e gli aspetti legati alla comunicazione interpersonale.
Claudio Maffei, già presidente della Federazione italiana relazioni pubbliche e rappresentante italiano nella Cerp, confederazione europea di r.p., docente in attivita' formative sulla cultura d'impresa. Vanta una esperienza pluriennale nella didattica del public-speaking e nel settore turistico-alberghiero.
Francesca Boccafusca ha creato e dirige Nabi Event Organisers. Dal 1980 ha organizzato numerose manifestazioni a carattere internazionale, tra le quali il vertice G7 1994 a Napoli. E' inoltre tra soci fondatori del Capitolo Italiano di MPI (Meeting Professional International) e fa parte del consiglio direttivo di Site Italia.
Tra i numerosi eccellenti manuali di addestramento alle tecniche del parlare in pubblico e alla presentazione efficace, reperibili nelle migliori librerie italiane, segnaliamo:
Carlo A. Brentano Corso completo per parlare in pubblico - G. De Vecchi Ed. - Aprile 99, lire. 25.000
Parlare in pubblico - McGraw-Hill Ed. 5/97 - 150 pagg. lire. 30.000
Gordon Bell Come parlare in pubblico... anche per lavoro - Franco Angeli, 1998 - pagg. 164, lire 22.000
Vittorio Galgano Come diventare un grande oratore - Sperling & Kupfer, 1997 - pagg. 160 - lire 22.500
Ruth Ann Lake Saper presentare - Franco Angeli, 2000 - pagg.140, lire 25.000
Fra i testi in lingua straniera
Linda Byron Being Successful in presentation - Blackhall publishing, 1999 - Dublin, Ireland - (pagg. 126, lire 30.000)
Sherron Bienvenu, Ph.D. The presentation skills workshop - Amacom - American management assn. - www.amanet.org) - N.York, pagg.250 - lire 90.000
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