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Pensiero libero "Comunicazione politica: l'agressività paga?"
di Claudio Maffei

Durante una lezione tenuta ad un master in comunicazione politica si è aperto un dibattito sul valore della comunicazione “urlata” soprattutto in televisione.

Alcuni allievi sostenevano che ormai conta soltanto aggredire, alzare la voce, sparlare degli altri per ottenere spazio e visibilità. Questi ragazzi vedono la comunicazione politica come un mondo dove l’arroganza è diventata una regola di comportamento.

La moderazione viene scambiata per debolezza e la buona educazione è considerata un grave difetto.
Trovo queste osservazioni, non solo false dal punto di vista della comunicazione, ma anche estremamente pericolose.
Certo, c'è del vero.
Per alcuni anni l'aggressività ha fatto audience nel talk-show; tuttavia se i politici nelle interviste non facessero proclami, ma usassero toni e modi più gentili, si farebbero capire meglio e tutto sarebbe più chiaro per il cittadino. Purtroppo il bipolarismo ci porta facilmente a individuare il nemico.
Non ci schieriamo con, ci schieriamo contro. Se ci pensate bene, gli elettori del Polo, si dichiarano anticomunisti mentre, gli elettori dell’Ulivo, votano contro Berlusconi. D’altra parte ho conosciuto molti genitori che non reprimono le intemperanze dei loro figli perché “oggi serve grinta per andare avanti”.
Troppo spesso, però, i loro figli scambiano la vera e propria prepotenza per questa ipotetica grinta. I poveretti non sanno che la loro posizione nella società dovranno conquistarsela con il sudore della fronte e non perché schiacciano gli altri.

Come insegna l’analisi transazionale la prepotenza produce sudditanza, disparità.
Il contrario della prepotenza non è timidezza o timore degli altri, ma equilibrio, parità di status fra chi parla e chi ascolta.

E’ ovvio che di fronte a queste mie osservazioni i ragazzi sono rimasti sorpresi portandomi esempi di personaggi (da Sgarbi a Bossi) che hanno creato la loro popolarità attraverso intemperanze televisive.
Ho conosciuto una persona che ha fatto dell’equilibrio la sua filosofia di vita e non credo ci abbia rimesso, almeno in termini di successi elettorali.
Si chiama Riccardo Illy.
 
  
     
  

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